A Valguarnera poca cura del verde pubblico

VALGUARNERA. Pervengono numerose sollecitazioni dai cittadini che hanno a cuore le sorti del verde pubblico e della via Sant’Elena in particolare, ovvero quel bel viale alberato con in fondo la villa comunale omonima e il monumento ai caduti della prima guerra mondiale e, più in là, la palestra comunale e il campo sportivo. Certamente il salotto buono del paese, concordano tutti. Tanto che i suoi larghi marciapiedi sono il luogo prediletto della movida paesana di tutte le età. Dai ragazzi vocianti che lo percorrono per passeggio o per andare alle medie lì vicino, alle mamme con carrozzina che fanno prendere aria ai loro bambini, all’andirivieni di comitive d’ogni genere. Una speciale atmosfera di vitalità la si riscontra poi nelle serate (e nottate estive), quando i tanti locali del viale pullulano di avventori che trascorrono in conversazione ore ed ore di autentico relax. Va da sé che un posto così meriti il massimo dell’attenzione civica. Invece, al di là dell’ordinario spazzamento e della sommaria potatura invernale degli alberi più alti, non si fa proprio nulla. Specie per la manutenzione dei due filari di piante che insistono nei circa quattrocento metri di strada con delle qualità arboree alquanto variegate grazie ai rinnovi delle piantumazioni eseguite a casaccio nel corso degli anni. Infatti, si va dalle originarie e vecchissime acacie i cui tronchi cavi e deformi sembrano chiedere essi stessi la collocazione a riposo, agli oleandri sghembi e fiacchi, ad altre disparate essenze frondose a cui s’è aggiunto di recente anche l’arancio selvatico: un sempreverde ornamentale basso, poco adatto come albero da viale. Che dire poi della quantità sempre crescente di piante non rinnovate: ad oggi sono circa una trentina le buche lasciate vuote su entrambi i marciapiedi. Spesso per venire incontro alle “necessità particolari” di quanti ricevono fastidio dalla presenza della pianta davanti il proprio esercizio e/o abitazione. Una soluzione – sostengono in molti – può essere quella della ricollocazione delle piante, con un diradamento delle stesse che tenga conto, nei limiti del possibile, anche delle esigenze di chi vive e lavora in quella strada. Insomma, una nuova progettazione di tutto il viale che ne fermi il depauperamento e che faccia il paio con l’urgenza di sistemare la disastrata Villa comunale le cui aiuole vanno assumendo sempre più l’aspetto di un pascolo piuttosto che quello di un giardino.
Salvatore Di Vita