Una cooperativa si propone per gestire il Centro “Papa Giovanni XXIII” per accogliere i migranti

Potrebbe essere il Centro sociale “Papa Giovanni XXIII”, la struttura in stile arabo sita in contrada Marcato, alla periferia del paese, ad ospitare 24 dei 35 migranti o richiedenti asilo che la prefettura di Enna, di recente ha assegnato al comune di Valguarnera, dopo che lo stesso non ha aderito al progetto Sprar. A gestire la struttura di cui è direttore il sacerdote Agatino Acireale, dovrebbe essere la Cooperativa Ippocrate, che già gestisce un centro di accoglienza di migranti nella vicina Pergusa. A confermare il tutto è il dottor Paolo Colianni, ex deputato regionale ed ex assessore regionale alla Famiglia, che gestisce la cooperativa Ippocrate. <<Abbiamo pensato alla struttura di Valguarnera- dice Colianni- per trasformarla in un centro di accoglienza e formazione dei migranti>>. Dinnanzi al dilagare della paura per l’arrivo di un flusso di migranti che non sembra avere fine e alla paura per la destabilizzazione degli assetti sociali cittadini, Paolo Colianni, parla di progetti di qualità la cui realizzazione, a suo dire, avrebbe ricadute positive sia sui migranti sia sul tessuto sociale dei territori che li ospitano. <<Abbiamo già presentato in prefettura, il “Progetto Return”, il cui scopo- spiega l’ex assessore regionale alla Famiglia- è quello di formare lì, nei posti dove vengono ospitati, i migranti per poi consentirgli di fare ritorno nei loro Paesi ed essere impiegati in quei cantieri che azienda di Confindustria Italia, stanno realizzando>>. Secondo Colianni, <<solo una gestione qualitativa dei migranti può consentire di arginare fenomeni di speculazione e tracciare la strada per un ritorno dei profughi nei loro Paesi di origine>>. Colianni parla della creazione di un Centro regionale dell’immigrazione, di una albo in cui iscrivere i migranti formati e pronti per essere impiegati nei loro Paesi d’origine. <<Abbiamo presentato anche il progetto “Apri le porte”, che consente alle famiglie siciliane di accogliere nella loro prima casa o nella loro casa di campagna una famiglia di migranti>>. Un progetto articolato, basato sul fatto che solo l’8% del flusso di migranti riguarda i nuclei familiari. Un progetto che Paolo Colianni, spiega dicendo: <<Ospitare una famiglia di migranti (non più di 3 persone), all’interno delle proprie abitazioni, porterebbe benefici economici e non solo, ad entrambi i nuclei familiari. Una equipe pluridisciplinare, seguirebbe giornalmente il processo di inserimento. Sarebbero le nostre famiglie, oltre alle cooperative, a trarne dei benefici, gestendo in casa propria l’accoglienza di chi certamente non lascia il proprio Paese e le proprie radici, volentieri>>. Paolo Colianni, conclude dicendo: <<Solo progetti qualitativamente validi possono evitare, le speculazioni e le degenerazioni di un fenomeno di cui non si vede la fine>>.

Arcangelo Santamaria