Latte scaduto e ribollito. Il mistero dei numeri sotto la confezione

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Il latte scaduto non venduto è mandato di nuovo al produttore che PER LEGGE può eseguire di nuovo il processo di pastorizzazione a 190 gradi e rimetterlo sul mercato. Questo processo PER LEGGE può essere eseguito fino a 5 VOLTE. Il produttore è obbligato a indicare quante volte è stato eseguito il processo, e, in effetti, lo indica, ma a modo tutto suo, nel senso che chi si è mai accorto che il latte che sta bevendo è scaduto e ribollito chissà quante volte? Il segreto è guardare sotto il tetrabrick e osservare i numerini. Ci sono dei numeri 12345. Il numero che manca indica quante volte è scaduto e poi ribollito il latte.

ES: 12 45 manca il “tre”: scaduto e ribollito 3 volte.

Ma non finisce qui, perché in uno scatola da 12 buste ci saranno alcune buste dove manca il numero e altre dove ci saranno tutti i numeri. Attenzione tutto lo scatolone avrà ricevuto questo trattamento. In questo modo le aziende si arricchiscono, riciclando, di fatto, il latte scaduto, e chi ne paga le conseguenze, siamo noi che, di fatto, beviamo acqua sporca.

(Fonte DEDALO)

Codacons Piemonte: La notizia è falsa.

A rimettere le cose a posto dando la giusta tranquillità ai consumatori, ci pensa il Codacons del Piemonte che interpella il dott. Denis Avanzi, responsabile qualità della Centrale del Latte di Torino. Prima il Codacons del Piemonte comunica che:

La pastorizzazione del latte scaduto, con relativa conta numerica sul fondo del cartone è notizia assolutamente falsa e la notizia tende a creare ingiustificati allarmismi con finalità che ignoriamo.

La pastorizzazione del latte scaduto è un atto illecito e nessun produttore di  latte è autorizzato a tale pratica. Il numero stampato sul fondo della confezione del latte (il Tetrapak ) non è altro che il numero della bobina che ha stampato la medesima.

E il dott. Avanzi fa due esempi per meglio comprendere quello che accade al latte:

– nel caso del latte fresco pastorizzato il numero stampigliato sul fondo si riferisce al dosatore della macchina di confezionamento (ogni macchina ha 4 dosatori, quindi è normale trovarne uno di questi). Se un consumatore dovesse segnalare un’anomalia, mediante questo numero si risale al dosatore utilizzato per riempire il pacchetto. Per quanto riguarda il numero delle pastorizzazioni la normativa in vigore è molto chiara: si può commercializzare solo latte fresco pastorizzato che abbia subito un unico trattamento termico, a partire dal latte crudo.
– nel caso del latte UHT (a lunga conservazione), a cui la foto delle mail si riferisce, il numero, se è presente (e non è scontato che lo sia) viene impresso dalla cartiera della Tetra Pak (azienda che fornisce i contenitori).
Anche in questo caso è utile per garantire la rintracciabilità dei contenitori. Infatti il numero (da 1 a 5) si riferisce al taglio della bobina originaria (ogni bobina viene tagliata in 5 strisce).
E alla lettera il doc. scrupolosamente, aggiunge il link con la spiegazione di cos’è il Tetrapack:
http://www.tetrapak.it/hpm01.asp?CgiAction=Display&IdCanale=1&IdNotizia=839