LE RIFLESSIONI DI UN URBANISTA SINDACO

NigrelliFausto Carmelo Nigrelli, professore di Tecnica e di Pianificazione urbanistica presso l’Università di Catania, è stato sindaco di Piazza Armerina dal 2008 al 2013. Recentemente, ha pubblicato uno stimolante volumetto su questa esperienza: “Si può fare. Riflessioni di un urbanista sindaco”, un libro – purtroppo non reperibile in libreria perché distribuito soltanto via internet – del quale colpisce subito il rigore con cui è stato scritto. Un rigore con ogni evidenza connaturato agli strumenti analitici quotidianamente usati, per motivi professionali, dall’autore.
C’è un aggettivo che ricorre più volte nel testo e che rende bene la filosofia che sta alla base dell’operato del sindaco: “olistico”, un termine dotto che vuol più o meno dire che la società è una totalità che vale di più che la mera somma delle parti che la compongono. Le richieste e le proposte di cittadini, gruppi e associazioni vanno quindi ascoltate e ricondotte a un progetto di sviluppo della comunità. Un’operazione per nulla facile, come dimostreranno le varie resistenze al cambiamento che emergeranno durante i cinque anni di governo della città dei mosaici.

Se in psicanalisi la “corazza caratteriale” designa le resistenze e le difese dell’individuo di fronte al cambiamento, in politica – sostiene l’autore – si potrebbe adottare l’espressione “corazza burocratica” per esprimere il medesimo concetto. D’altronde, la macchina amministrativa comunale sembra costruita per garantire inefficienza: per anni gli uffici sono stati riempiti da personale poco qualificato attraverso gli ope legis e il precariato che, di proroga in proroga, è diventato “storico”. L’intrico di contratti e competenze favorisce alleanze e crea margini di manovra capaci di formare una corazza in grado di ostacolare la direzione politica delle attività. Un potere inefficiente, incapace di dare “risposte di sistema” alle domande della società finisce peraltro per abdicare alla sua funzione di governo a vantaggio del ruolo di “faccendiere”, d’intermediario, cioè, tra il bisogno individuale del cittadino e la farraginosità della macchina amministrativa.
Un progetto che si articolasse nel tempo favorirebbe l’uscita dalla miopia della gestione del quotidiano, che è indispensabile alla prospettiva di consegnare ai nostri figli una terra più vivibile. Prendiamo il problema dei fondi europei che vengono utilizzati più per finanziare la spesa corrente che gli investimenti in conto capitale o la questione del lavoro che in Sicilia è anche “quella di chi ha trovato il modo di percepire un reddito per decenni interi all’interno di sistemi clientelari come quello della forestale” o di altri settori che producono lavori “socialmente inutili”.
A monte, c’è naturalmente il senso della comunità, un fattore che va sbiadendo e che occorre ricostruire a scapito non solo dell’individualismo e dell’ottica della fazione, ma anche facendo piazza pulita di narrazioni campanilistiche intessute della nostalgia di un eden perduto ma mai esistito. L’assenza di questo fattore favorisce la balcanizzazione della società, “trasformando la politica da luogo in cui si compongono interessi legittimi contrastanti e si ostacolano quelli illegittimi, in un eterno Vietnam in cui tutti sono in guerriglia con tutti”. Non è facile in questo contesto mettere in atto il programma sul quale si è stati eletti, tanto più che il soffiare del vento dell’antipolitica finisce per deresponsabilizzare il cittadino, indebolendone il ruolo di protagonista del progetto.
Come si sarà capito, nella riflessione, il generale si intreccia con il particolare dell’esperienza cittadina. Vedi, per esempio, l’oscurarsi della funzione premio/sanzione nell’esercizio del voto o il collegamento tra sviluppo economico e turismo che il patrimonio costituito dalla Villa romana del Casale permette di mettere in opera.
Nigrelli non è stato rieletto, ma (come peraltro il titolo del volumetto enuncia con eloquenza) non ha perso l’ottimismo della volontà, né scrive per togliersi sassolini dalla scarpa. Vuole invece scandagliare, penetrare all’interno dei meccanismi per capire, far capire e costruire. Sarebbe utile che questo libro non diventi un’ulteriore occasione sciascianamente mancata e che con le sue riflessioni si confrontino cittadini e politici.
Enzo Barnabà
Per acquistare il libro: http://www.libreriauniversitaria.it/si-puo-fare-riflessioni-urbanista/libro/9788892301801