Pierfrancesco Battiato, il ricordo della nipote Rosalba

Dedicato ad una persona a me cara: Caro zio Ciccio, ho dovuto anche io riavermi dal dolore per la tua dipartita. Ti ho visto spirare tra le braccia delle tue figlie, della zia Aurora e dei tuoi nipoti, testimone affranta insieme a loro di questo trapasso che pur intollerabile, era ormai inevitabile.
Di te hanno detto e diranno tante cose , riguardanti il tuo impegno nell’ambito della politica, della cultura, ma a me piace ricordare lo zio, affettuoso, disponibile e legato alla famiglia. Sono stata la tua prima nipote, figlia del tuo più caro e vecchio amico d’infanzia, e ho avuto il privilegio di essere, a detta di qualcuno, la tua preferita.
Vedo scorrere davanti a me alcuni fotogrammi che fanno parte di quel bagaglio di ricordi che condividevamo.
Pochi evidenziano l’aspetto giocoso del tuo carattere. Ricordo quando, nel lontano 1958 ero stata affidata dai miei genitori a te che ritornavi in Sicilia dopo una breve permanenza al nord, perché io potessi anticipare la mia vacanza a Valguarnera, che allora era l’unica meta delle ferie della mia famiglia. Durante quel viaggio hai fatto in modo che io, una bambina di otto anni, non avessi nostalgia dei miei genitori. Ti sei prodigato in tutti i modi, e devo dire che le tue trovate erano originali: mi portavi al bar per offrirmi valanghe di pasticcini e bibite, alla Rinascente perché scegliessi cianfrusaglie varie. La prima tappa del viaggio era Roma, dove eravamo ospiti di una signora che ci offrì una magnifica torta sormontata di panna. Mentre lei si era allontanata mi invitasti ad affondare le mani nella crema e a leccarmi le dita. Mi sembrò un’idea meravigliosa, come il tuo sorriso divertito…
Ricordo, ai bei tempi, le lunghe passeggiate che facevate con mio padre, nelle sere estive, verso il Rampante e le vostre interminabili chiacchierate. Interlocutori colti e degni l’uno dell’altro avevate in comune un ricco bagaglio di cultura e di ricordi che vi dilettavate a sviscerare.
Come dimenticare le nostre escursioni a Rossomanno? Ogni anno era d’obbligo organizzare una gita in quel luogo meraviglioso, silenzioso ed intriso di storia. I partecipanti erano sempre gli stessi cinque: tu, mio padre, io, Anna e Rita. La merenda da consumare era anch’essa sempre la stessa: pane, pomodori e sale, che mangiavamo con gusto dopo una lunga camminata. Quella gita in realtà era un’occasione per confermare la nostra appartenenza ad una famiglia unita e rafforzare i nostri affetti. E quando qualcuno di noi non aderì più all’iniziativa, ebbene quello fu il segno che qualche muso lungo adombrava l’armonia tra noi parenti. Eri molto dispiaciuto di queste incomprensioni…
Non voglio dirti: ‘Riposa in pace’, no! Anche quando le forze hanno cominciato a venirti meno amavi uscire, muoverti, sentivi il diritto e il dovere di essere presente ovunque la cultura ti chiamasse. E allora mi piace immaginare che la tua indole di viaggiatore curioso ti induca ad aleggiare nei luoghi dove hai vissuto, per osservare, sussurrare consigli, pareri…
Il tuo agire e il tuo spirito resteranno per sempre impressi in quel luogo oltre lo spazio ed il tempo, che nessuno di noi mortali conosce, dove sicuramente albergano tutte le cose che non possono essere cancellate né morire mai.

Rosalba Tortorici