Il sogno premonitore sulla moschea…

Un nostro compaesano, Ignazio La Delfa, pare abbia fatto un sogno, la scorsa notte, che vuole condividere con i nostri lettori. Abbiamo deciso di farvelo leggere. (Grafica a cura di Agnese Bruno)

Cari amici di Feisbùk, stanotte ho fatto un sogno premonitore sulla moschea. Praticamente ieri sera vado a letto, chiudo gli occhi e all’improvviso mi ritrovo a sognare dettagliatamente tutto; in qualche modo vivevo la situazione come se stessi volando. Ci avete fatto mai caso? Nessuna sa come iniziano i sogni, ci si ritrova catapultati all’interno quando sono già iniziati… Era una tiepida giornata primaverile e una Mercedes nera coi vetri scuri stava arrivando a Valguarnera. Mentre saliva su dalle grotte, la sospensione destra dell’autovettura targata Dubai si rompeva.
Quel cazzo di buco che c’è all’entrata del paese proprio non si vede, che colpa ne ha Mohamed? (l’autista). Il problema, però, non è solo la sospensione, ma lo pneumatico. È spaccato, cazzo!! Fortunatamente c’è un gommista appena all’entrata. Ma è strapieno, le macchine sono ovunque in attesa del cambio gomme, e non cederanno di certo il loro posto a quattro forestieri: arabi, scuri, vestito D&G. “Non può essere, gli arabi sono tutti col turbante, barbe lunghe, sporchi…” avrà pensato qualcuno. Nessuna li aiuta e tutti fanno finta che non esistano.
“Vabbè- pensano gli amici delle alte sfere del PD- chiamiamo qualche amico del comune e ci facciamo dare una mano”. Ma non c’è nessun segnale telefonico. Quei “poveracci”, arrivati in Italia, avevano caricato la scheda Tim e proprio ieri c’era stato un temporale…per 3 giorni, nè Internet, nè chiamate in tutto il territorio ennese.
<<Cazzo, vuoi vedere che ci tocca smontare almeno la gomma da soli? Vediamo se c’è qualche anima buona ad aiutarci>>.
Tra le foglie degli alberi, vicino la statua di una padre Cappuccino, scrutano un uomo di mezza età che si agita. “Starà pregando”, pensano. In realtà no, è *CENSORED* che litiga con padre Pio perché quest’ultimo non vuole pagargli la birra. E giù di insulti e schiaffi alla scultura in bronzo.
Gli arabi hanno visto la scena e un po’ impauriti fanno per allontanarsi con la gomma quasi a terra. Proseguono verso il “Canale”, anche se nel navigatore tale piazza non spunta.
Però l’assessore *CENSORED* aveva detto proprio così “Prendete verso il canale, e poi chiedete…”. Bhà. Arrivano in piazza Garibaldi. Ci sono una trentina di ultra sessantenni fermi con le mani in tasca che guardano tutto e borbottano tra di loro. Nello stesso momento, però, la loro attenzione è richiamata da alcuni strilli. Voltandosi vedono che c’è una fiera, e si rendono conto di quanta ragione aveva *CENSORED* quando parlava di discendenza araba.
Le urla provenivano dagli ambulanti che provavano a vendere i loro prodotti. I loro prodotti belli. Così dicevano: “RRROBBA BELLA! RROBBA BEEEEEEEEELLA!”. A poco prezzo: “TUTT A N’EURO! FORZA, DONNE, QUI SI REGALA TUTTO!”. All’improvviso Mohamed inchioda! Alcuni passanti, invece che sulle strisce, hanno deciso di attraversare la rotonda in mezzo. C’è mancato poco. E c’è mancato poco quando, poco dopo, una macchina non ha rispettato il segnale del dare precedenza e a momenti si scontravano. La scena, però, non è sfuggita a *CENSORED*, che dall’alto del suo terzo piano abusivo, ha visto tutto. Anch’ess* fa parte dell’amministrazione. Ed è proprio l** che avverte il resto della truppa dell’arrivo degli amici mediorientali.
La Mercedes nera, a questo punto, procede oltre piazza Garibaldi tra gli occhi della gente che ne sottolinea la bellezza e la sontuosità: “staaaaaaminchia macchnùn…oouu, tu, a cu c a rubàst?”. Ridono. Intanto dietro a loro si avvicina una macchina. Accelera a vuoto. Loro non capiscono, ma io sì. È *CENSORED* che, come dicono a Bolzano, i sta sciusciànn.
All’improvviso, infatti, con un “colpo” di prima e seconda, li supera; il rumore è incredibile, la scia di fumo nerissimo che lascia, altrettanto. Ha fatto 2 metri e ha rischiato di andare a sbattere. Tutto regolare. ma le convinzioni degli arabi cominciano a vacillare. Arrivati nella curva delle Poste italiane, salendo per via Archimede, sono costretti a rallentare la loro marcia. Le macchine parcheggiate a destra e sinistra non consentono il doppio senso e quelli che scendono non hanno la minima intenzione di rallentare. Tra l’altro, le macchine dietro loro, continuano imperterrite a suonare. “Strano”, pensa tra se e se Said, “All’entrata della città c’era il divieto di usare il clacson”. Tra un tentativo e l’altro riescono ad andare avanti. Una scolaresca. Ancora macchine. Nessun vigile a dirigere il traffico. E quelli della fibra ottica che non hanno riparato la voragine all’inizio della via Teatro li blocca. Capiscono che è meglio forzare la mano e continuare la loro marcia. Il punto di incontro è ormai vicino. Piazza della Repubblica. “Parcheggiamo” dice Shabel.
Anzi, no, non c’è posto. Le macchine che sostano sono senza ticket ma non credo che si sposteranno di lì prima di 3/4 ore. E allora che si fa? Parcheggiano nel lato destro della piazza. Le macchine dei rappresentanti istituzionali sono tutte lì, con le quattro frecce accese. Si dirigono verso l’altro lato della strada e all’improvviso vengono fermati da *CENSORED* che li abbraccia benevolmente facendogli sapere che la disponibilità di medicinali di vario tipo frutta molto. Sono un po’ scioccati da questo personaggio che però li rassicura immediatamente ricordandogli che le persone oneste a Valguarnera sono tre: lui, *CENSORED* e *CENSORED* che tra l’altro avevano conosciuto qualche tempo prima in un ristorante caropepano. Sono già le 11:00. Serve un caffè.
Intanto la notizia del loro arrivo si è già sparsa in giro. Lo sanno quasi tutti chi sono e cosa sono venuti a fare. Tutti tranne *CENSORED* che li ferma domandandogli alcune monete in cambio di acrobazie circensi: rotolone, cane, balletto. Ha una sigaretta penzolante dal labbro e un’aria triste. Un po’ perplessi vista l’insistenza, danno al poveraccio 2,3mila euro in monete d’oro. Sono esterrefatti. All’improvviso altre grida. Un gruppo di ragazzi sta sgridando una donna “mwrs r troia, come s vest. I cosc r fora e s lamenta s a violèntan. A mò zitta pantaluna e muta!” Effettivamente questo li stranizza. “Vuoi vedere che questi valguarneresi sono più vicini alla cultura araba che a quella europea e anche loro vedono le donne come serve e oggetti? Speriamo”. Lì incontrano finalmente *CENSORED* che chiede il motivo di tutto questo ritardo e cosa fosse accaduto alla macchina. Gli arabi spiegano il contrattempo della buca e l’intero gruppo politico esclama in coro: “Colpa della vecchia amministrazione, lamentatevi con *CENSORED*”.
Dopo una breve pausa, i quattro ritornano sulla loro autovettura per andare a pranzare assieme la Giunta comunale. Mohamed però non è pratico e sbaglia strada, distratto anche da un venditore ambulante che canta canzoni con microfono e altoparlante . La Mercedes, quindi, invece di girare per via Garibaldi, va dritto. Poco male, pensa, il navigatore dice di girare a sinistra per via Roma. Cazzo! C’è la macchina di *CENSORED* perennemente parcheggiata in divieto di sosta e la Mercedes di lì non passa. Le macchine dietro intanto, continuano a clacsonare. “Sbrighiamoci- dice Thafir (il quarto componente)- che questi ci menano. Sali a destra e poi fai la parallela”. Le macchine di chi si sta aggiustando la capigliatura sono parcheggiate su ambo i lati della strada e rischiano di strisciare la fiancata. Pian piano, però, ci riescono e svoltano a sinistra in via Angelo Custode. Strada interrotta. I calcinacci del vecchio Hotel Raimondi occupano al strada e l’edificio è pericolante. “Ma ti sembra normale?” pensano i quattro “Non era segnalata l’impossibilità di voltare a sinistra”. A questo punto decidono di fare retromarcia ma le automobili che salgono non si fermano minimamente e continuano a suonare per far fermare Mohamed. Il frastuono delle campane della chiesa Madre, intanto, fa distrarre l’autista che, inavvertitamente, urta il muro e rompe lo stop posteriore. Said ha i nervi tesi e intima all’amico di andare dritto. Pochi minuti prima, un’arzilla vecchietta, aveva deciso di gettare l’acqua e sapone che aveva utilizzato per lavare casa direttamente in strada. Una macchina, intanto, scende da Sant’Anna, vede il macchinone tedesco salire ma non si ferma. Mohamed è quindi costretto a fermarsi e ripartire in prima in quel salitone, col peso dei passeggeri e la strada scivolosa per colpa dell’acqua. Frizione bruciata e pneumatici consumati. Tre, il quarto pneumatico assieme alla sospensione è ormai andato da un pezzo. Con l’incredulità di chi pensava di venire in un paese civile e modernizzato i quattro arrivano in via Sebastiano Arena. Sperano di girare alla prossima. Impossibile. Le macchine parcheggiate nelle varie traverse rendono impossibile qualsiasi manovra. Continuano in direzione San Francesco zigzagando a destra e sinistra per evitare autovetture parcheggiate e sedie davanti il portone per la siesta pomeridiana. Finalmente, tra un porco CENSORED e l’altro, arrivano in via Matteotti. Proseguono e si vedono arrivare un camion di fronte. Deve scaricare la merce in un minimarket. “Ma i vigili non avrebbero dovuto segnalarlo e bloccare il traffico vicino la scuola Don Bosco?” chiede Mohamed a un passante. Spallucce. Intanto i telefoni sono sempre fuori servizio e non si fidano mica del navigatore. Qui le persone sembrano (?) i padroni della strada. Decidono quindi di trascorrere il tempo ammirando le erbacce che crescono incontrastate sotto il marciapiede. Dopo una buona quindicina di minuti, ripartono. Vanno di fretta e accelerano. Boom! C’era una cunetta non segnalata vicino la parrucchiera. Coppa del l’olio lesionata e ilarità di chi ha assistito alla scena. Indignati si avviano verso il ristorante prestabilito. Di nuovo in piazza della Repubblica, Said chiede una sosta momentanea per prelevare. Chissà quanto ci costeranno questi danni. Impossibile prelevare. La scorsa notte alcuni banditi hanno sradicato con un braccio meccanico l’intero bancomat e il bancomat delle Poste Italiane è fuori uso da giorni. Tra l’altro, l’assenza di numeretti per la coda e gli orari di apertura solo mattutini non riescono a migliorare la situazione. Assurdo!! Andiamo a mangiare. Appena arrivati davanti il locale, provano a parcheggiare: strisce bianche. No, blu. Non si capisce, sono state tinteggiate da poco. Samìr però preferisce non rischiare e va a comprare un ticket. Impossibile, non esiste macchinetta e i tabaccai della zona non ne hanno. A questo punto un meticcio fulvo per il quale sono stati scritti articoli di stampa, inizia ad abbaiare. All’improvviso un’altra mezza dozzina di randagi li rincorre. Fortunatamente sono intervenuti i componenti della giunta e gli arabi sono riusciti a nascondersi nel locale. “Non avete un canile comunale?” Chiede Thafir con gli occhi in lacrime per paura e rabbia. “Bhà, sì”, risponde *CENSORED* “ma sappiate che quando c’era *CENSORED* sindaco ce n’erano di più!”. Silenzio generale. Dopo un lauto pasto, assieme agli amici piddini, gli arabi vanno a prendere un caffè. Sembrano strani. Sono impauriti, stanchi. Provano a salire una via per andare a prendere un caffè quando…splash! Mohamed ha pestato una cagata di cavallo che era lì da tre giorni. Sono schifati, gli arabi, se non si trattasse di puro interesse economico se ne sarebbero già andati! Almeno è quello che ho intuito nel sogno. La gomma purtroppo è ormai a terra e devono correre a ripararla. Provano ad attraversare la via Sant’Elena, ma è chiusa. Quello che vedono è raccapricciante: la fiera è finita e tra carte, scatole e buste in plastiche, quel paese tanto caruccio sembra la loro Gerusalemme dopo l’arrivo di Pompeo nel 63 a.C. Decidono, quindi, guidati dagli amici e dagli amici degli amici, di fare il giro e salire dal campo sportivo. Arrivati quasi in cima, una macchina scende in divieto d’accesso e per poco non li centra in pieno. Appena qualche metro in su ed è il panico. La giornata da soleggiata è diventata nuvolosa e qualche goccia inizia a scendere dal cielo. Centinaia di macchine parcheggiate in doppia e tripla fila in attesa che i figli escano da scuola, clacson, rumori, gente che corre. Cambiano nuovamente strada. Ma il traffico è bloccato, c’è una lunga fila di auto ferme. Lì davanti qualcuno ha il braccio fuori dal finestrino e sta tranquillamente parlando con un amico. Dopo quasi due ore, arrivano nel punto stabilito per l’eventuale costruzione della moschea. All’interno del campo ci sono delle pecore. Un pastore ha tagliato la recinzione e ha fatto entrare centocinquanta ovini in quell’altura. Basta. È troppo. “Stiamo andando a letto e ne riparliamo” dice con voce arrabbiata Said. Stanno percorrendo la via Vittorio Veneto e all’improvviso, boom! Una macchina scendeva da destra. Loro credono di aver ragione ma in realtà hanno la destra occupata, nessun segnale di stop o dare precedenza obbliga la macchina guidata da *CENSORED* a fermarsi. Stanno cercando di pianificare il CID, i forestieri, quando i passeggeri dell’altra macchina iniziano a menarli. Pugni, pedate, schiaffi. Schifo. Loro si conoscono in giro, trascorrono le serate a ubriacarsi e a organizzare mega risse da 40 persone. Ma che ne può mai sapere Mohamed. Si mettono in marcia per il Pronto Soccorso più vicino…che però è chiuso. Quindi optano per il secondo. Arrivati lì aspettano circa 5 ore per poi uscire ingessati e incerottati. Mohamed non può più guidare, è entrato con una lussazione alla spalla e ora se la ritrova ingessata la gamba. La spalla continua a far male. È finalmente giunta sera, l’illuminazione pubblica in quel quartiere è assente, tutto buio, arrivati nel B&B, per non rischiare oltre, vanno a letto. L’indomani sono distrutti. Le macchine passavano sotto la loro finestra con musica di dubbia qualità a tutto volume. I cani, le botte, lo spavento, le buche. Sono questi i pensieri che circolano nella loro mente. Il sindaco queste cose le sa, e una volta seduti attorno al tavolo, con un sorriso nervosissimo, si rivolge agli arabi e fa: “Allora, firmate?” Gli arabi si guardano negli occhi tra di loro, guardano fuori dalla finestra, guardano il sindaco, si guardano un’ultima volta tra di loro e….TITITITITITITI. La sveglia, sono le 7:00. È ora di alzarsi. Chissà come sarebbe finito questo sogno o questo incubo. Avrebbero firmato? Sì? No? Lascio il finale che meglio preferite a voi.

Ignazio La Delfa