BENTORNATO, GABRIELE DEL GRANDE!

Vorrei porgere pubblicamente anch’io il benvenuto al mio amico Gabriele Del Grande giunto finalmente libero in Italia. Ci conosciamo da molti anni poiché ambedue facciamo parte della scuderia dell’editore Infinito. Un giorno – nell’ottobre del 2013 – mi telefona, a ridosso dei terribili naufragi che erano costati la vita a centinaia di migranti al largo di Lampedusa. “Ciao Enzo, sono qui alla stazione di Milano con alcuni siriani scampati ai naufragi. Vorrei girare un film sul loro tentativo di recarsi in Svezia senza documenti per chiedervi l’asilo politico. Vorrei farli andare in Francia attraverso il Passo della Morte, ci fai da guida?” – “Certo, venite pure”.
Quello che viene chiamato Passo della Morte è un valico che si attraversa percorrendo un sentiero di montagna, a strapiombo sul mare, a un tiro di schioppo da casa mia. Dieci giorni dopo, Gabriele e la troupe arrivano per fare un sopralluogo. Gli offro un caffè e gli mostro i luoghi. Resta in sospeso una parte del tragitto che i cinghiali e la vegetazione hanno cancellato. Affermo che, prima che tornino a girare il film avrei reperito il miglior percorso. In effetti, il giorno successivo sono all’opera. Mentre mi trovo su un burrone, squilla il telefono. È Salvatore Di Vita che mi chiama dal paese. Gli dico che la linea non prende bene perché mi trovo nelle adiacenze del Passo della Morte. “E ch sii pazz, duna a cura, duna a cura!”, mi dice apprensivo.
Il film viene girato qualche giorno dopo e nel settembre successivo siamo al Festival di Venezia. È un bel successo, ci ritroviamo tutti quanti; siamo contenti di rivederci e di quello che abbiamo fatto (http://www.iostoconlasposa.com/). Alcuni mesi dopo, so che il film viene proiettato a Valguarnera, ne sono felice e mi affretto a congratularmi con chi dirige il circolo del cinema. Grazie a quella esperienza, con un gruppo di abitanti dei luoghi, di questa e di quella parte della frontiera, trasformiamo il percorso in quello che, in omaggio alle persone che nel corso dei decenni vi sono passati clandestinamente nella speranza di migliorare la propria vita, ribattezziamo “il Cammino della Speranza”: http://www.ponenteoggi.it/categorie/leggi-articolo/argomento/tesori-del-ponente/articolo/grimaldi-il-sentiero-della-speranza-a-cura-di-enzo-barnaba.html#.WP9bTfnyjZ4. Oggi vi passano, di notte e tra mille sofferenze, gli africani che cercano di andare in Francia lasciando alle loro spalle quella specie di Calais che è diventata Ventimiglia. Ma questa è un’altra storia. Per il momento, diamo il bentornato a Gabriele ed auguriamogli di continuare a dare voce a chi voce non ha.

Enzo Barnabà