LEZIONE DI CARRAPIPANO: IAB

Soluzione dell’esercizio I IAB RÍVAN, I IASTÍM NO (lo scherno colpisce nel segno, mentre con le imprecazioni di malaugurio non si ottiene alcun risultato). Si trattava di trovare l’origine della parola “iab” (o “jab”, poichè la si può scrivere in entrambi i modi).
Ecco la soluzione proposta dal professore:
1. Si tratta di termine italiano e siciliano. Bisogna partire dal fatto che il suono “ga”, all’inizio di parola, in carrapipano diventa “ia”: “gatta” dà “iatta”, “gamma” dà “iamma”, “gaddina” dà “iaddina”, ecc. A Valguarnera, la parola viene usata soprattutto al plurale e, visto che, comunque, la pronuncia rimane la stessa, può essere trascritta sia “jab” sottolineando il fatto che il primo suono è una semivocale e sia nella maniera semplificata “iab”. “Ab” è una variante abbastanza frequente che nasce dal desiderio di evitare l’incontro di due “i” (“i iab”): il contesto fa sì che il significato resti il medesimo.

2. Il significato è quello di “burla”, “beffa”, ecc. Vedi, per es., il Mortillaro: https://books.google.fr/books?id=u7gWAAAAQAAJ&printsec=frontcover#v=onepage&q=gabbu&f=false o il Pasqualino: https://books.google.fr/books?id=5B4SAAAAIAAJ&printsec=frontcover#v=onepage&q=gabbu&f=false. Ambedue i dizionari, come si potrà notare, registrano il proverbio: “Lu gabbu jùnci e la gastìma no”.
3. Il termine “gabbo” esiste in italiano antico ed è anche usato da Dante (“non è impresa da pigliare a gabbo”): http://www.treccani.it/vocabolario/gabbo/. È registrata anche la variante femminile: http://www.treccani.it/vocabolario/gabba/. Il verbo “gabbare” ha ancor oggi una certa vitalità come, per es., dimostra l’espressione “passata la festa, gabbato lo santo”.
4. Etimologia. Sono state fatte parecchie ipotesi, ma oggi la più accreditata è… (continua in https://www.facebook.com/groups/74474034568/?fref=ts)