Il grido d’aiuto di chi è rimasto senza lavoro

Il dramma sta maturando dentro il dramma. E’ quello di chi, a causa dell’emergenza sanitaria, si è ritrovato bloccato in casa e non ha più la possibilità di arrangiarsi anche con lavori saltuari. Salvatore Romano, 51 anni, ieri mattina ha contattato la nostra redazione, per raccontare la sua storia e lanciare un appello alle istituzioni. <<Sono consapevole- dice Salvatore- del dramma che si sta vivendo e che la vita e la salute vanno messe al primo posto>>. Salvatore Romano, guida mezzi agricoli (trattori e mietitrebbia) e lavoro anche con gli escavatori. E’ di quei lavoratori (in giro ce ne sono ancora tanti), che campa alla giornata, e che si accontenta della diaria pur di portare a casa un salario minimo. <<Da quando siamo bloccati in casa a causa del Coronavirus- racconta l’uomo valguarnerese- ogni lavoro si è bloccato. Io aspettavo una chiamata per un lavoro in Romania, ma mi hanno detto che tutto è rinviato a dopo il 30 aprile>>. Ma come si fa ad andare avanti così? <<Io ho la fortuna di vivere con la mia anziana madre che percepisce 600 euro di pensione al mese e vi lascio immaginare quanti sacrifici occorre fare per avere lo stretto necessario>>. Salvatore Romano, racconta il dramma che stanno iniziando a vivere tante famiglie italiane, la cui attività lavorativa è stata bloccata e che al momento non hanno nessuna entrata. <<C’è chi ha il Reddito minimo, chi il Reddito di cittadinanza, ma c’è anche- sottolinea Salvatore Romano- chi non ha più niente. Occorre fare qualcosa e subito, per tutti quelli che da un giorno all’altro siamo piombati in questa situazione>>. Emergenza nell’emergenza, per un Paese che combatte con un nemico invisibile chiamato Covid-19, ma che nel frattempo deve fare i conti con un nemico ben conosciuto e che ha i volti di uomini e donne che vivono la disperazione quotidiana della disoccupazione.

Arcangelo Santamaria