Il regista Hermann Weiskopf a Valguarnera per le riprese di un docufilm

Hermann Weiskopf, attore, regista e produttore austriaco, a bordo della sua Vespa, dalla mezzanotte dello scorso 15 giugno (momento della riapertura dei confini), sta percorrendo l’Italia per girare il docufilm “Ride back to freedom- Due ruote alla ricerca della libertà perduta in tempo di coronavirus”. Weiskopf, è seguito da una Fiata Panda a metano con a bordo il suo amico e collaboratore Bernard Freinademetz, dice: <<Abbiamo scelto la Vespa e la Panda- appositamente perché simboleggiano l’Italia semplice e simpatica>>. Nella sua visita siciliana ha fatto tappa a Valguarnera, convinto da Salvatore Di Maria, valguarnerese che qualche ora prima aveva incontrato a Taormina. <<Non ero mai stato nell’entroterra siciliano- dice – e ne sono rimasto affascinato. Avete paesaggi e colori incantevoli>>. Hermann Weiskopf (58 anni) ha un passato d’attore con 18 film all’attivo e tra questi anche uno con Federico Fellini. Le collaborazioni con Franco Zeffirelli, Mario Monicelli e Liliana Cavani, hanno contrassegnato la sua carriera nella quale spicca la vittoria al Film Festival del Vaticano con il suo ultimo film su un prete cattolico “Otto Neururer- Una Luce nelle tenebre”. Adesso, dal Brennero a Lampedusa, con la sua Vespa che fa breccia nei cuori di chi lo incontra, Hermann Weiskopf sta raccontando l’Italia ferita dal Covid-19. Grandi città ma anche piccoli centri come Valguarnera Caropepe, dove a fargli da cicerone è stato Paolo Totò Bellone, instancabile promoter della storia e della cultura ennese. <<Stiamo incontrando gente di ogni tipo- racconta il regista austriaco- e stiamo raccogliendo le loro testimonianze post Covid. Conosco l’Italia e gli italiani da sempre ed era giusto e doveroso raccontare il Bel Paese, dopo la tragedia Coronavirus>>. Che Italia ha trovato? <<Una Italia mai doma e con grande spirito di adattamento. Parlando con la gente non ho riscontrato né depressione né rassegnazione, ma tanta voglia di riprendersi. Posso testimoniare dell’incredibile generosità degli italiani che meno hanno e più generosi diventano>>. Perché ha scelto la Vespa come mezzo di trasporto? <<Perché per me è il simbolo dell’Italia; perché le due ruote ed un motore con pochi cavalli ti permettono di vedere cose che grandi e fiammanti bolidi non ti permettono di notare. Perché il Covid-19 ci ha trasmesso un messaggio: correre sempre è inutile. Abbiamo bisogno di rallentare e guardarci intorno e riempire gli spazi vuoti con atti coscienziosi>>. Cosa intende fare con il suo docufilm? <<Lo proporrò alla Rai per una coproduzione e per presentarlo al Festival di Venezia>>.

Arcangelo Santamaria