Siamo galloitalici?

Questa è la domanda che ci si è posta nel corso dell’ultima lezione di carrapipano (https://www.facebook.com/groups/74474034568/). Per dare una risposta scientificamente corretta, si è chiesto ai partecipanti di trascrivere in carrapipano otto parole nell’ultima colonna della lista seguente, dopo l’italiano, il galloitalico e il siciliano standard. Questa la soluzione trovata
1. Mangiare: mangé – mangiari – mangiàr.
2. Partire: part’r – pàrtiri – part’r.
3. Piovere: ciòv’r – chiòviri – chiòvr.
4. Genero: zènn’r – jènniru – jènnr (o iènnr).
5. Croce: crusg – crùci – cruc.
6. Stava: stagìa –stava – stava.
7. Uno: ungh – unu – un.
8. Pane: pangh – pani – pan.

Sulla base degli otto esempi, è chiaro che il solo elemento che il nostro dialetto ha in comune con il galloitalico è rappresentato dalla “sesta vocale” (come noi chiamiamo il suono che i linguisti definiscono “scevà” o “vocale centrale”) che noi trascriviamo, quando occorre, con un apostrofo: per es. in “part’r”. Chi non ha dimestichezza con questo suono, può ascoltare la seguente “Lezione on air”: https://valguarneracom.altervista.org/2020/07/lezioni-di-carrapipano-la-sesta-vocale/?fbclid=IwAR1Y6Ab4fYOTSK7a5hPmmzOSWy0rVFvLmB6xl3UPN6OMPvnIAYQRxi8YNSU.  Il siciliano standard (il nisseno-ennese, per essere esatti) a Valguarnera viene dunque “storpiato” (o “arricchito” se si preferisce) da questo suono che con ogni probabilità è dovuto alle componenti migratorie piazzese ed aidonese.

Se vogliamo approfondire, dobbiamo rilevare che:
– Contrariamente al carrapipano, il piazzese mantiene la “i” e la “u” a fine parola: seduti = “s’tàti” (carr, “s’tàt”), campane = “campani” (carr. “campàn”), salivano = “cianàv’nu” (carr. “chianàvan”), scendevano = “sc’nnev’nu” (carr. “sc’nnìvan”).
– Il plurale in piazzese si forma spesso in modo diverso dal carrapipano. Es. “soldi”, “grai” in piazzese, “gràna” (o “riàna”) da noi.
– Molti termini del vecchio piazzese non hanno nulla a che vedere con il siciliano, vedi “egua” (acqua), “ua” (uva), “cresgia” (chiesa), “ sabadì” (sabato), ecc. Non così nel il nostro dialetto.

La parlata di Valguarnera è dunque un dialetto siciliano con qualche pennellata galloitalica. Non è obbiettivamente possibile affermare che faccia parte del gruppo galloitalico. Se qualcuno lo sostiene, diffidate delle sue conoscenze linguistiche così come di quelle di chi pensa che i galloitalici provengano dalla Francia e non dal Nord Italia.

Enzo Barnabà