25 Aprile – Ricordiamoci di Francesco Dainotti.

L’UMANITÁ E LA DIGNITÁ DI FRANCESCO DAINOTTI IL VALGUARNERESE DEPORTATO NEI CAMPI DI CONCETRAMENTO NAZISTI

di Enzo Barnabà

Francesco Dainotti, nato a Valguarnera il 10 gennaio 1908, fu deportato da Roma il 4 gennaio 1944 con il treno merci della vergogna. Era un militare che dopo l’armistizio di Badoglio del settembre 1943 era allo sbando, come tutto l’esercito italiano. Partecipò alle proteste di Roma e agli scioperi del pane. Per questo fu notato,  arrestato e portato al carcere di Regina Coeli da dove il 4 gennaio 1944 fu prelevato, insieme agli altri 330 detenuti politici (tra cui una ventina di ebrei) e su ordine della Questura di Roma fu deportato. Questi uomini che non avevano commesso alcun crimine, ma che dalla Questura di allora venivano considerati “elementi indesiderabili” furono consegnati ai nazisti che avevano richiesto un numero di italiani da avviare per rappresaglia ai campi di lavoro tedeschi. Francesco Dainotti, matricola 42062, la mattina del 4 gennaio fu prelevato da Regina Coeli e caricato su carri bestiame che partirono alle 20,40 da Roma Tiburtina diretti ufficialmente ad Innsbruck scortati fino al Brennero da 20 agenti di Polizia italiana e un maresciallo e quattro soldati tedeschi (vedi: http://www.deportati4gennaio1944.it/storia.html).

Una pagina vergognosa e non troppo conosciuta della nostra storia. Alcuni di questi deportati, persone semplici e due nipoti del Gen. Badoglio, riuscirono a scrivere delle lettere alle loro famiglie che furono consegnate con la complicità di qualche poliziotto mosso dalla pietà verso i propri connazionali, dei quali forse conosceva la triste fine loro riservata. In queste lettere i deportati rassicuravano le famiglie convinti, ingenuamente, che venivano portati in Germania per lavorare e che presto sarebbero tornati a casa. Qualcuno si sentiva fortunato in considerazione che in quei giorni molti italiani venivano fucilati dai nazisti a Roma e seppelliti in fosse comuni.

Francesco Dainotti arrivò come gli altri a Dachau (Germania) il 7 gennaio e dopo qualche giorno senza essere registrato, fu caricato su un altro treno merci l’11 gennaio per arrivare il 13 a Mauthausen (Austria) dove gli fu attribuita la matricola 42062. In novembre fu trasferito in  sottocampo di Ebensee (Austria), (vedi: http://www.deportati4gennaio1944.it/lista.html) con una marcia invernale forzata della quale si ha testimonianza nel libro di Gaetano De Martino “Dal carcere di San Vittore ai Lager tedeschi”, Ed. La Prora, 1955, che a pag. 165 scrive:

Nel novembre arrivò pure il mio turno. La gamba non era ancora completamente guarita (era stato ingessato alla meno peggio per una brutta frattura, nota mia) e la sentivo assai debole, ma alla visita medica, assai sommaria, risultai idoneo al trasporto, e mi tocco di ritornare ad Ebensee: Fu assai penoso il lungo cammino verso la Stazione. Ho tuttora un gran debito di riconoscenza con l’amico Ciccio Dainotti, un siciliano che, con suo notevole disagio, mi sostenne durante tutto il viaggio.”

Altre testimonianze orali nel campo di Ebensee hanno dimostrato l’umanità e la dignità di questo uomo, minuto fisicamente ma con un grande cuore che anche in condizioni impossibili e disumane  riuscì a non perdere dignità dando aiuto ad altri compagni.

Ebensee, uno dei 49 sottocampi di Mauthausen, è stato considerato il peggiore e più duro dei campi di concentramento nazisti. Fu il primo campo chiamato Zement (cemento), creato per la costruzione di stabilimenti sotterranei dove le SS si preparavano a produrre armamenti e missili  (l’arma segreta) per riattaccare la Gran Bretagna. Il lavoro nelle gallerie e nel campo, mimetizzato da fitti boschi, iniziava alle 04,30 e finiva non prima delle 18,30. Questo campo all’inizio era formato da italiani, ebrei polacchi e slavi e da criminali tedeschi che si occupavano della gestione dello stesso. Costruito inizialmente per 500 deportati arrivò a contenerne fino 8000. Pochi ebbero la fortuna di ritornare vivi da Ebensee che fu liberato, per ultimo, il 6 maggio 1945 dagli americani. Francesco Dainotti vi era morto qualche giorno prima, il 30 aprile 1945.

Tratto da: http://www.valguarnera.com/parliamo_di/Dainotti_francesco.htm