Valguarnera osservata dagli occhi amorosi e acuti di Francesco Lanza

C’è tutta una produzione di Francesco Lanza ispirata direttamente da Valguarnera, che non manca di toccare il cuore dei suoi compaesani che ne vengono a conoscenza.  I sedici pezzi che Lanza ha scritto sul paese si possono leggere cliccando su: http://francescolanza.altervista.org/valguarnera/.  All’inizio (Ciccio era poco più di un ragazzino) si trattò di poesie in cui si descrive il paese al mattino (“Nella bianca chiarezza del mattino… Sant’Anna con Sant’Antonino”, alla sera (“Tutto il paese è una nebbia

di fumo dei focolari”)  o di notte (“ il fresco fiato degli alberi…bacia il paese addormentato”).

Poi, si passa alla prosa, scritta a cavallo dei trent’anni,  in cui Francesco si rivela uno scrittore maturo e di notevole qualità (si pensi alla descrizione del Circolo Unione che ha incantato alcuni tra i maggiori scrittori italiani di ieri e di oggi).  Come non ritrovarsi nelle immagini di chi vede il paese con sfumature che i nostri occhi hanno colto o avrebbero potuto cogliere se fossero stati acuti come quelli di Lanza? Un esempio? Ecco Valguarnera in un mezzogiorno d’agosto: “L’ora del sole a picco coglie alla sprovvista il paese, lo fulmina a bruciapelo, lo fa restare a strapiombo come sospeso a un filo dall’alto deserto del cielo incandescente. Le stra­de si spalancano all’infinito, squadrate simmetricamente dalla luce abbagliante che a dirotto vi imperversa, le case si ra­refanno addossandosi l’una all’altra come per ripararsi, ma invano, a vicenda…”.

Infine purtroppo,  per lo scrittore il paese si trasforma in prigione,  nella trappola da cui vuole fuggire: “Il paese si vendica per il solo motivo che l’ho troppo amato”, scrive ad un amico.  Francesco Lanza non lo meritava.  Bisognava che il paese gli stesse vicino, ne aveva bisogno. Facciamolo ora, anche se sono passati tanti anni.

Enzo Barnabà

(Illustrazione: Valguarnera ai tempi di Lanza, acquaforte di Domenico Faro)