La mostra della famiglia «Di Vita – La Spina», un tributo agli emigrati siciliani in America

L’appuntamento è per venerdì 10 giugno nel Parco minerario di Floristella. I convenuti, vi giungono alla spicciolata dalle varie località siciliane in cui hanno fatto scalo provenienti dagli Stati Uniti appena poche ore prima. Quando sono tutti, assommano a una quarantina di persone. Loro, sono la terza e la quarta generazione di Francesco Di Vita e Filippa La Spina, lui minatore lei casalinga, emigrati in America nei primi del Novecento sperando in una vita migliore. All’inizio Francesco passerà soltanto dallo zolfo di Floristella al carbone di una miniera americana, ma caparbiamente riuscirà a farsi spazio e con lui la sua progenie che oggi annovera dottori, ingegneri, docenti universitari, militari, scrittori, professori. C’è finanche una campionessa olimpica.
La reunion della famiglia (alcuni si sono incontrati qui per la prima volta) è stata resa possibile grazie al lavoro preparatorio di due cugini, Charles e Richard Di Vita, che già da qualche anno compiono ricerche d’archivio a Valguarnera e negli Stati Uniti, trovando l’incondizionata collaborazione di Paolo Totò Bellone, responsabile del locale «Museo Etno-Antropologico e dell’Emigrazione» e appassionato conoscitore del fenomeno migratorio del nostro paese. Le ricerche alla fine hanno prodotto documenti e foto e storia di famiglia. Un materiale cospicuo, infine condensato in una mostra contenuta in una cassa di quasi cinquecento chili spedita dall’America con destinazione Museo dell’emigrazione di Valguarnera; qui nella giornata di sabato, come momento principale di un’intera giornata di celebrazioni, la mostra è stata inaugurata in pompa magna alla presenza delle autorità cittadine. I pannelli, con foto e testi, illustrano la storia dei vari componenti della famiglia e in uno di questi vengono spiegati i motivi della donazione al museo valguarnerese: «L’11 giugno 2022, noi discendenti della famiglia Di Vita – La Spina siamo venuti dagli Stati Uniti d’America per onorare e commemorare i nostri antenati di Valguarnera e, in un certo senso, riportarli “a casa” nella terra dove tutto è iniziato molto tempo fa; per riconoscere gli innumerevoli sacrifici, i contributi inestimabili e le straordinarie conquiste degli oltre un milione di emigrati siciliani in America nel XX secolo; per esprimere il nostro amore e la nostra gratitudine per la terra, la cultura e il popolo di Valguarnera e per le tante gioie e benedizioni che abbiamo ricevuto dal nostro retaggio siciliano. In nome dei mille discendenti che rappresentiamo, grazie Valguarnera. “Tu sei la nostra patria”».
Ma gli eventi della giornata di sabato hanno avuto principio già di prima mattina, quando il gruppo di famiglia è stato accolto nell’Aula consiliare con il saluto di benvenuto del sindaco Francesca Draià (traduttore, Andrea La Delfa) e dell’Amministrazione al completo. Qui Charles Di Vita visibilmente emozionato ha ricordato i momenti della partenza del nonno nel 1910 e l’ultimo passaggio di lui con pochi spiccioli in tasca nella piazza sottostante il Palazzo di Città.
Il lunch a base di prodotti tipici (tra cui la ricotta fatta affiorare sul momento) è stato offerto dall’Amministrazione comunale nei locali della «Società Rurale Democratica Cristiana». Nel pomeriggio i figuranti di «Casa Caripa» hanno inscenato il momento della partenza di Francesco Di Vita dalla casa di allora, un locale individuato in un piano terra della parte alta di via Garibaldi. Infine, sei coppie di sposi del gruppo degli «americani» hanno rinnovato le promesse matrimoniali in Chiesa Madre nelle mani del parroco Francesco Rizzo. E poi, certamente contenti e soddisfatti, sono ripartiti per le loro destinazioni ripromettendosi di tornare.

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