Quando a Valguarnera si mandavano i figli a comprare la “dimura”…

Famiglie numerose, dimore costituite da un’unica stanza, buoni rapporti di vicinato e scambi frequenti di visite familiari e non.
Il figlio maschio sposato quasi mai terminava la sua giornata senza andare a controllare che i genitori anziani non avessero bisogno mentre le figlie erano in continuo contatto con la mamma con la quale impastavano pasta e pane durante il giorno.
I bambini scorazzavano per le strade, scevri da ogni pericolo, giocando alla “chiavuzza”.
Questa la situazione media degli abitanti di Valguarnera negli anni’ 50 .
E la privacy? Si ovviava anche a quella!
Non esisteva la baby sitter, ma se i bambini non dovevano assolutamente sentire o assistere a determinate discussioni venivano immediatamente mandati all’Emporio di via Matteotti a comprare 10 0 20 lire di “dimura”.
Nessun bambino sapeva cosa fosse e nessuno di loro poteva giurare di averne vista anche solo un grammo!
La commerciante Ciccina ne aveva in abbondanza! Bastava solo sedersi ed aspettare un bel po’.
Se l’attesa si prolungava allungavano la manina e ricevevano un pizzico, e non di più, di citrato.
I bimbi erano assolutamente ignari di essere vittime di un tacito accordo prestabilito tra i genitori e la proprietaria del negozio che li accoglieva, tramite la parolina d’ordine, quando a casa non potevano restare!

Stefania Avola