Enzo Sicilia, sindaco

Enzo Sicilia entra in consiglio comunale a giugno del 1952 nelle file della Democrazia Cristiana, nel settembre dell’anno successivo lo stesso consesso civico lo elegge sindaco di Valguarnera. Al momento dell’elezione a primo cittadino non ha ancora compiuto ventiquattro anni. La sua parabola politica lo farà passare alla storia del paese come il sindaco «superlativo», e mai aggettivo fu così azzeccato per qualificare l’azione di un uomo pubblico.

Ne intuisce le doti, e lo sorregge, il parroco Giacomo Magno che lo vede crescere in seno al gruppo dell’Azione cattolica. Da ragazzo maturato troppo in fretta per via delle precoci incombenze familiari (il padre negli anni trenta va a lavorare in Africa), il giovane Sicilia accantona gli studi universitari in matematica per impegnarsi a capofitto nelle responsabilità amministrative. La sua opera sarà di grande efficacia, tanto che gli viene riconosciuto il merito di aver portato Valguarnera in una sorta di «età dell’oro». I contemporanei ne trasporranno la figura su un piano decisamente leggendario. «E il mito troverà riscontro concreto se si analizzano i provvedimenti adottati dal Consiglio comunale e dalla Giunta municipale da lui presieduta con maestria sinora sconosciuta» (Cfr. Francesco Giarrizzo, Risonanze del travaglio ideologico del paese sugli eventi politici comunali, 1995). Infatti, con Sicilia si sviluppa una organica progettualità che superando i limiti dell’improvvisazione impegna tutti i settori dell’amministrazione: «dall’edilizia scolastica allo sport, dai lavori pubblici alla tutela dell’ambiente, dalle attività ricreative al recupero dei costumi e del folclore tradizionali, dall’igiene dell’abitato ai servizi cimiteriali, idrici, postali, telefonici, dalla viabilità alla pubblica illuminazione, dalla pubblica istruzione alla sistemazione degli uffici comunali, alla formazione di una classe impiegatizia qualificata» (Giarrizzo, cit.).

La popolarità di Enzo Sicilia tocca il suo apice con la soluzione di due annosi problemi molto sentiti dalla cittadinanza. Il primo, quello della nettezza urbana, gestito in concessione da privati, che a quel tempo vedeva ancora la presenza di autentici letamai agli angoli delle vie interne del paese e un indecoroso immondezzaio nella piazza Colajanni del quartiere Mursiata; l’altro problema, quello della pubblica illuminazione, anch’essa gestita dai privati, giudicata insufficiente e di costo elevato. Sicilia risolverà entrambe le questioni municipalizzando la raccolta dei rifiuti e rescindendo il contratto del servizio elettrico col privato per affidarlo alla Società Generale Elettrica Siciliana. Operazioni non certo facili che porteranno allo scontro politico, non scevro da momenti di forte tensione, con i gestori dei servizi e i loro riferimenti in seno alle istituzioni e al suo stesso partito. Infatti, non mancano le fibrillazioni provocate dai gestori del servizio elettrico che militano all’interno della Democrazia Cristiana. Al contempo il Partito Liberale Italiano, in cui milita il titolare del servizio nettezza urbana, esce dalla maggioranza indebolendola e facendola vacillare.

Per tenere testa agli oppositori interni ed esterni, Sicilia giunge a provocare nel novembre del 1955 l’autoscioglimento del Consiglio comunale, portando il paese a nuove elezioni nella primavera del 1956 dove, oramai forte del grande prestigio acquisito, registrerà il trionfo elettorale suo personale e del partito. La Democrazia Cristiana perderà un’importante famiglia (i Camiolo del servizio elettrico) ma guadagnerà un enorme consenso di popolo. Il Partito Liberale del comm. Prato (come detto, uscito dalla maggioranza prima dello scioglimento del Consiglio) si stanzierà definitivamente all’opposizione fortemente ridimensionato e con un solo consigliere eletto (l’avv. Scoto).

Tra le tante opere realizzate dall’amministrazione di Enzo Sicilia si ricorda la villa comunale, sorta nel 1958 per risanare la zona e per valorizzare il bel monumento ai caduti della I guerra mondiale. L’opera commemorativa, realizzata nel 1938 su calco in gesso dell’artista valguarnerese Santi D’Amico, viene così ricompresa e protetta all’interno dello splendido giardino in cui sono poste a dimora piante di alto fusto e bellissime aiuole di fiori curate quotidianamente da valenti giardinieri. Dello stesso periodo anche la realizzazione del campo sportivo, infine ampiamente fruito da numerose generazioni di giovani. Negli anni dal 1956 al 1959 è la volta della piazza Francesco Lanza, allora a fondo naturale, che viene pavimentata e attrezzata di verde e corpi illuminanti. Nel 1957 sempre per iniziativa di Enzo Sicilia e con l’interessamento di mons. Magno, si ottiene l’istituzione della «Scuola di avviamento professionale a indirizzo agrario», divenuta nel 1962 «Scuola media “Angelo Pavone”».

Naturalmente il sindaco non conduce da solo siffatta azione amministrativa, invero frutto di collaborazione collegiale sia essa politica che burocratica. Difatti, Enzo Sicilia, pur essendo il perno fondamentale di quelle amministrazioni, è circondato da persone politicamente leali e professionalmente capaci, a cominciare dal segretario comunale dott. Peppino Cerri che lo instrada per le «vie» della pubblica amministrazione. Sicilia verrà comunque accusato di settarismo fazioso e di un certo integralismo nella scelta dei collaboratori, ed è innegabile che in ciò possa esserci un fondo di verità, considerando però il clima sociale di quegli anni, fortemente caratterizzato da aspra contesa ideologica e da ostilità politica senza tregua. Qualcuno, poi, lo accuserà di aver ingenerato nelle masse aspettative occupazionali e di giustizia sociale che un piccolo ente locale non può garantire.

Sul piano politico nella maggioranza consiliare, insieme alla DC, sarà sempre presente il PSDI di Spartaco Lanza e Pier Francesco Battiato. Anche questo partito sarà premiato dall’elettorato nelle amministrative del 1956, sia per voti che per numero di consiglieri eletti.

La notorietà, la stima e la capacità amministrativa di Enzo Sicilia travalicheranno i confini comunali di Valguarnera e la Democrazia Cristiana, valutato l’apprezzamento di cui gode in tutta la provincia, decide di candidarlo alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche del 1958; gli metteranno accanto altri nomi prestigiosi dell’ennese e ciò sarà causa della dispersione del voto di preferenza. Non sarà eletto, pur risultando il candidato più votato in provincia con circa quindicimila voti di preferenza a cui si aggiungono i quasi settemila voti del resto della circoscrizione.

Decide in ultimo di abbandonare la vita pubblica raggiungendo la famiglia a Roma dove avvierà una piccola attività imprenditoriale e dove morirà il 26 ottobre 1972.

Salvatore Di Vita

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: